Alpinismo sulle Alpi occidentali: 3 classici immortali

Nella storia dell’alpinismo, sono state definite “classiche pareti nord delle Alpi” sei pareti note per la loro estrema difficoltà e grande altezza: Cervino, Cima Grande di Lavaredo, Eiger, Grandes Jorasses, Petit Dru e Pizzo Badile. Queste incredibili pareti fino agli anni ’30 rimasero inviolate e gli addetti ai lavori le definirono “gli ultimi problemi delle Alpi”.

Naturalmente, negli anni divennero l’oggetto del desiderio dei grandi nomi dell’alpinismo del tempo. Tra queste pareti, la nord dell’Eiger (l’ultima a resistere, venne scalata con successo solo nel 1938), la nord del Cervino e la nord delle Grandes Jorasses sono considerate le più difficili del gruppo e conquistare questa “trilogia” è ancora oggi una bella sfida per gli alpinisti più ambiziosi. Ed è proprio di queste ultime che parleremo oggi.

Gaston Rébuffat, tra il 1945 (Grandes Jorasses) e il 1952 (Eiger) fu il primo grande nome a riuscire nella conquista di tutte e 6 le pareti nord sopracitate.

Grandes Jorasses

Le Grandes Jorasses, nel dettaglio, sono un gruppo di cime granitiche che si trova nella parte settentrionale del massiccio del Monte Bianco, sulla linea di frontiera tra l’Italia e la Francia.

Nel versante sud italiano sovrastano la Val Ferret in Valle d’Aosta; nel versante nord francese si affacciano sul ghiacciaio di Leschaux. Nonostante la parete nord (un’immensa parete granitica tra le più grandi delle Alpi: 1000 metri di altezza per quasi 1200 metri di lunghezza) sia sempre stata il vero oggetto del desiderio, la classica via di risalita di questo bellissimo gruppo di cime granitiche è la cosiddetta Via Normale, la quale raggiunge punta Walker salendo dal versante sud-ovest con partenza dalla località Planpincieux e passando dal Rifugio Boccalatte.

È una via normale impegnativa, valutata AD, tra le più belle e classiche delle Alpi, ed è uno degli itinerari più famosi e ripetuti nella zona. La Punta Walker, la più alta del gruppo, è il punto di arrivo anche della celebre salita da nord che venne effettuata per la prima volta nel 1938 da tre alpinisti italiani: Riccardo Cassin, Luigi Esposito e Ugo Tizzoni, ed ancora oggi è uno degli itinerari più celebri del massiccio del Bianco.

Cervino

Spostando l’attenzione al Cervino, invece, la sua parete nord è stata salita per la prima volta da Franz e Toni Schmid nel 1931. Parlando di grandi classici dell’alpinismo italiano, però, non possiamo trascurare la Via normale italiana al Cervino, la quale segue quasi integralmente la cresta sud-occidentale della montagna, detta Cresta del Leone.

Essa ripercorre i passi della salita compiuta da Jean-Antoine Carrel il 17 luglio 1865. Il periodo migliore durante il quale può essere affrontata è quello tardo estivo (da metà luglio alla prima metà di settembre) quando ghiaccio e neve lasciano il passo alla roccia.

Normalmente la salita avviene in due giorni: durante la prima giornata si raggiunge la capanna Carrel per il pernottamento e il secondo giorno si sale in vetta e si discende a valle. La difficoltà della via è valutata D, tuttavia risulta più breve ma più difficile rispetto alla via normale svizzera che si sviluppa lungo la cresta opposta, la Cresta dell’Hörnli, molto frequentata.

Entrambe le vie normali, sia quella svizzera che quella italiana, a causa del notevole afflusso di alpinisti, sono particolarmente equipaggiate con corde fisse, scale, pioli, catene e cavi metallici. Al di là delle considerazioni proprie del “clean climbing”, esiste un problema reale di sicurezza. La manutenzione di questo materiale è condotta dalle guide alpine che hanno l’ovvio interesse a rendere la montagna quanto più accessibile possibile ai loro clienti ma l’eccessiva semplificazione del percorso non ha per certo condotto ad una riduzione degli incidenti.

Monte Rosa

Per finire non potevamo non parlare di una super classica del Monte Rosa, la cresta Signal, una delle creste più belle del massiccio del Rosa, una delle creste più famose delle Alpi nonché una “grande course” che non deve assolutamente mancare nel curriculum di un alpinista classico.

Insomma, una fantastica traversata in un ambiente spettacolare. Questo itinerario si sviluppa, infatti, a cavallo tra le due pareti himalayane del Rosa: la Est e la Sud. La salita è di ampio respiro, essenzialmente rocciosa e mista, dalle difficoltà abbordabili, ma da non sottovalutare per l’ambiente in cui si svolge.

La lunga e faticosa ascensione alla capanna Resegotti, base di partenza per la salita, sarà ripagata dal panorama che si gode scalando la cresta, spartiacque naturale tra due pareti immense. Si tratta comunque di una salita molto impegnativa dal punto di vista fisico dato il lunghissimo avvicinamento alla Capanna Resegotti che si affronta il primo giorno, con 2124 metri di dislivello positivo.

Le difficoltà tecniche maggiori, però, si incontrano il secondo giorno dopo i 4000 m di quota con qualche passaggio fino al IV° su roccia e misto ed un’uscita in cresta abbastanza ripida ed esposta. Il rientro al termine della traversata avverrà su Capanna Margherita, con una tranquilla discesa in funivia da Punta Indren.

Capanna Margherita, sul Monte Rosa

Insomma, oggi vi abbiamo brevemente raccontato 3 grandi salite classiche, su tre delle montagne più belle e rappresentative delle Alpi Occidentali: Monte Bianco, Cervino e Monte Rosa. Che la stagione delle grandi salite abbia inizio!

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