Il Monte Rosa: da sempre terra di alpinisti

Il Monte Rosa, con i suoi 4634 metri è il secondo massiccio montuoso più alto delle Alpi ma detiene comunque un record incredibile: vanta il maggior numero di cime superiori ai 4000 metri.

Stiamo parlando infatti di ben 18 vette che oscillano tra i 4000 e i 4634 metri di quota.

Alcune di esse sono decisamente famose e durante la bella stagione sono mete ambite da molti alpinisti provenienti da ogni parte del mondo. Partendo dalla Dufour, la cima più alta del Rosa, passando per i Lyskamm con la loro famosa traversata, arrivando alla Punta Gnifetti con la Capanna Regina Margherita.

Le cime del Monte Rosa e la sua altezza

Con i suoi 4634 metri raggiunti dalla Punta Dufour, il Monte Rosa offre da sempre un gran numero di salite.

Grazie alla recente costruzione dell’impianto Funifor del Monterosa-Ski che arriva ai 3275 m del ghiacciaio di Indren, molte salite pèossono essere percorse anche in giornata, regalando così la possibilità di salire cime importanti anche a coloro che hanno il tempo contato o che prediligono la comodità del letto di casa a quella di una branda da rifugio.

Le vette che si possono conquistare in un solo giorno, senza eccessive corse, sono sicuramente: Punta Giordani 4046 m, Piramide Vincent 4215 m, Corno Nero 4322 m, Ludvigshohe 4342 m, Balmenhorn e Cristo delle Vette.

Per coloro che sono ben allenati e acclimatati, anche Punta Parrot (4434 m), Punta Gnifetti (4554m) e Puntta Zumstein (4563m) possono essere salite prendendo la prima funivia.

La maggior parte di esse sono tecnicamente facili e permettono un approccio tranquillo al mondo dei ghiacciai e dell’alta montagna; ma ci sono ovviamente anche altre salite più impegnative in grado di soddisfare alpinisti alla ricerca di emozioni forti.

È sempre molto importante affidarsi all’esperienza delle guide alpine locali, le quali vi permetteranno di vivere senza dubbio un’avventura unica e indimenticabile.

La magica parete Est

Quando parliamo di alpinismo sul Rosa, non possiamo però non parlare della sua parete est: la parete più alta delle Alpi e per geomorfologia l’unica di tipo himalayano presente in questa catena montuosa. Misura 2600 metri di dislivello per una larghezza complessiva di quasi 4 km e si trova nel territorio del comune di Macugnaga, alla testata della Valle Anzasca, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte.

Dal paese se ne può scorgere un’ampia sezione, particolarmente impressionante per la vastità delle dimensioni e la distanza ravvicinata. Assieme alla parete valsesiana del Monte Rosa costituisce il versante piemontese del gruppo, contrapposto a quello valdostano e a quello svizzero.

Possiamo dire che da questa parete ha un po’ preso l’abbrivio la storia dell’alpinismo moderno.

Le prime salite della Est

Le prime esplorazioni della est vennero effettuare da parte di scienziati-alpinisti, i quali, da una parte volevano sfidare i propri limiti e dall’altra parte volevano misurare le vette più alte della regione. Era ancora il lontano 1782.

Per riuscire a vedere, però, i primi successi su questa parete bisognerà attendere il 22 luglio del 1872 quando i britannici William Martin Pendlebury, il fratello Richard Pendlebury e Charles Taylor, la guida italiana Giovanni Oberto, la guida svizzera Ferdinand Imseng e la guida austriaca Gabriel Spechtenhauser riuscirono nell’impresa, raggiungendo la Punta Dufour dalla parete di Macugnaga lungo il canalone Marinelli.

Da li inizia la corsa alla conquista delle altre vette che dominano la parete est, ed iniziano anche i primi tentativi in solitaria.

Nel 1925 venne inaugurato anche il rifugio Zamboni, primo dei due rifugi conosciuti oggi come Rifugio Zamboni-Zappa. Il Zamboni-Zappa si trova a 2.070 metri ed è proprio sotto la parete est del Monte Rosa (raggiungibile oggi in soli 45 minuti a piedi dall’arrivo della seggiovia del Belvedere).

Arrivarono poi gli anni ‘30, che sono passati alla storia come gli anni d’oro dell’alpinismo sulla parete est. Infatti, il 16 e 17 luglio 1931 i francesi Lucien Devies e Jacques Lagarde salirono per la prima volta la parete est della Punta Gnifetti aprendo la celebre via dei Francesi. La via è estremamente lunga e rappresenta una tappa importante nell’evoluzione dell’alpinismo moderno, ripetuta oggi anche in invernale.

Vivere il Monte Rosa

Insomma, il Monte Rosa racchiude in se un po tutto il significato dell’alpinismo.

Le sue prime, hanno contribuito alla storia dell’alpinismo mondiale, ma questo splendido territorio, permette anche di vivere il primo approccio con il mondo dell’alpinismo, senza dimenticare che questo territorio può certamente rivelarsi estremo ed il nostro consiglio, per tutti coloro che si avvicinano all’alpinismo, come sempre, è quello di affidarsi a guide alpine locali.

Al tempo stesso, questa magica montagna,  permette ai veri professionisti di compiere imprese ancora oggi degne di nota!

Comments
  • Marino Bonfanti
    Rispondi

    Il Rosa è un bellissimo posto da salvaguardare

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