Sebbene tanti sprovveduti camminino sui ghiacciai con le scarpe da tennis e senza alcuna sicurezza e tornino a casa trionfanti dicendo che non è successo nulla, è bene seguire almeno tre semplici regole: indossare indumenti e attrezzatura adeguati e legarsi in cordata.

Vediamo nel dettaglio queste tecniche per poter camminare in sicurezza sui ghiacciai.

L’attrezzatura necessaria

Se stiamo per accedere ad un ghiacciaio ci troviamo sicuramente sopra i 3.000 m di altitudine, quindi occorre sicuramente un abbigliamento adeguato: scarponi da alta montagna, baselayer, midlayer, un guscio impermeabile e traspirante, cappello, guanti e occhiali scuri coprenti sui lati.

A questo punto, però, ci manca la “ferramenta”: ramponi, piccozza, imbrago, un moschettone a ghiera, corda e cordini, carrucola e un paio di viti da ghiaccio; un paio di moschettoni a ghiera in più dovrà averli la Guida Alpina o il capocordata che ci accompagna.

I ramponi possono essere del tipo a 10 punte con lacci o semiautomatici, compatibili quindi con quasi tutti gli scarponi da alta quota, la piccozza deve essere una piccozza da ghiacciaio, con becca e paletta, lunghezza media 60 cm. Da evitare le piccozze da cascata, corte e con lame da ghiaccio.

L’imbrago può essere di tipo generico, che non ostacoli comunque il movimento delle gambe, dato che più che appesi in parete cammineremo.

Il moschettone a ghiera lo si tiene fissato all’anello di servizio dell’imbrago e servirà a un componente della cordata per legarsi o magari ai soccorritori per agganciarci in caso di recupero. La lunghezza della corda dipenderà dal numero dei componenti della cordata (una guida ne assicura al massimo 4 su un ghiacciaio), il diametro generico di una corda singola potrà essere di 8,5 o 9 mm, i cordini (per creare anelli Prusik), la carrucola, un paio di anelli singoli e uno doppio e le viti da ghiaccio vengono utili in caso di recupero da crepaccio.

Impugnare la piccozza

Ci sono due modi per impugnarla: impugnatura di autoarresto, impugnatura di autoassicurazione.

Nel primo caso si mette il pollice sotto la paletta e si appoggia il palmo e le dita sulla becca, in ascesa la paletta indicherà davanti a noi. Nel secondo caso il palmo poggia sulla parte superiore della paletta avvolgendo la becca con il pollice e l’indice, durante l’ascesa la becca indicherà davanti a noi.

La prima impugnatura serve a frenare un’eventuale caduta, la seconda offre un ancoraggio saldo e aiuta a non scivolare.

Durante l’ascesa la piccozza può essere usata come bastone, sui pendii con inclinazione moderata o come fittone, dove è più ripido, tenendo la testa con entrambe le mani e facendola affondare nella neve il più possibile, questo in caso di pendii con neve profonda.

Legarsi in cordata e gestire la corda

Generalmente è meglio legare la corda direttamente alle asole dell’imbrago. Il numero di persone ideale per procedere in cordata su un terreno non tecnico in ghiacciaio è tre persone.

Due persone si legano all’estremità della corda, in genere con un nodo delle guide con frizione doppio (passante attorno alle asole dell’imbrago), mentre il terzo si lega nel mezzo, di solito con un nodo bulino ripassato, la piccola asola che resta alla fine del nodo va fissata all’imbrago con un moschettone per evitare che il nodo si disfi. La parte di corda in avanzo verrà infilata dal capocordata all’interno dello zaino, assicurandosi che questa non si impicci nel contenuto quando viene estratta.

La corda non deve mai essere allentata, deve restare tesa fra i componenti della cordata, questi non riuscirebbero a frenare una caduta se lo scalatore che cade prendesse velocità a causa della corda lenta. Per fare in modo che la corda resti tesa, il capocordata deve tenere un passo regolare, che i suoi compagni riescano a mantenere nel tempo. Tenendo la corda sul fianco verso valle eviterete di calpestarla con i ramponi, danneggiandola.

In salita, su un pendio di inclinazione e difficoltà moderata il capocordata andrà da primo, in discesa, dove essa presenti pericoli di caduta, andrà da ultimo.

Attraversare una zona di crepacci

Se avete intenzione di attraversare un ghiacciaio crepacciato, cominciate a valutare l’itinerario prima di esserci sopra, attraverso le carte, le relazioni di altri alpinisti o guardandolo da lontano. Generalmente è preferibile aggirare i crepacci visibili, cercando di tenere la corda perpendicolare ai tagli, nel dubbio, durante l’attraversamento di un ponte di neve, è bene che il secondo di cordata tenga tesa la corda e resti pronto ad arrestare la caduta del primo, mentre esso sonda la neve con la piccozza.

Il Recupero da crepaccio

Recuperare da crepaccio uno scalatore non è semplice per chi non è esperto e, in linea di massima, bisogna evitare che questo accada. Se questo accade occorre in primis arrestare subito la caduta, buttandosi a terra in posizione di autoarresto, successivamente bisogna attrezzare un solido sistema di ancoraggio, comunicare con il compagno caduto e stabilire un piano di soccorso.

Il piano di soccorso potrà svolgersi come:

  • Autosoccorso: il compagno caduto risale lungo la corda con i Prusik;
  • Soccorso di squadra: i componenti usano un sistema di recupero per estrarre il compagno.

Conclusioni

Le escursioni su ghiacciaio non vanno sottovalutate dal punto di vista della sicurezza: legarsi correttamente, allestire un solido sistema di ancoraggio e un sistema di recupero sono tecniche complesse per cui serve parecchia pratica. Se non siete esperti affidatevi sempre ad una Guida Alpina certificata, saprà rendere piacevole e sicura la vostra scalata e potrà insegnarvi molte cose utili.

 

Marco Melloni

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