Com’è possibile che negli ultimi anni stia diventando sempre più frequente scorgere fra le onde del mare, tra una caletta e l’altra lungo la riva, veri e propri gruppi di persone di tutte le età in piedi su una tavola e con una pagaia in mano? Chiunque si stia domandando “perché?” forse farebbe meglio a domandarsi “perché no?”.

Abbiamo assistito a un così rapido e diffuso sviluppo dello Stand Up Paddling (dall’inglese “Pagaiare stando in piedi”), abbreviato nell’acronimo SUP. Ma qual è il motivo di tutto questo successo?

  • Forse per via delle emozioni che è in grado di offrire?
  • Forse perché l’apprendimento è piuttosto rapido e chiunque si avvicini può notare miglioramenti nel giro di poche ore?
  • Forse perché, al di sotto di un certo livello, non è richiesto un eccessivo grado di allenamento e di tecnica?
  • Forse, in ultima analisi, perché è un altro dei tanti modi che l’uomo ha inventato per godere appieno del mare e delle sensazioni che esso da sempre regala?

Nessuna di queste motivazioni è sbagliata, ma nessuna è sufficiente a spiegare il senso di questa disciplina che per noi è piuttosto nuova ma che è in realtà risale a molto tempo fa.

Sembra infatti che le prime tracce di quello che ancora non si chiamava SUP ma che era molto simile, si trovino nei diari dell’esploratore inglese James Cook che nel 1778, sbarcando nelle isole Hawaii vide alcuni uomini della popolazione nativa divertirsi cavalcando le onde sopra a lunghe tavole in legno.

Sembra inoltre, che il SUP “vero e proprio” sia nato quasi per caso: intorno agli anni ’50, all’epoca dei primi “Beachboys”, i surfisti che comparivano sulle riviste e sui quotidiani americani, uno dei due celebri fratelli Ah Choy decise di provare a scattare fotografie ai surfisti durante l’azione: prese una tavola e una pagaia e si spinse a largo, per avvicinarsi e coglierne meglio le manovre. Stava nascendo, senza che nessuno l’avesse deciso, lo Stand Up Paddling.

Il SUP oggi: un’attività alla portata di chiunque

In Italia la disciplina ha iniziato a prendere piede circa dieci anni fa, ma in pochi anni ha raggiunto un successo insperato sia a livello amatoriale, grazie a un pubblico di appassionati che cresce di anno in anno in modo contagioso, sia a livello professionistico, con numerose competizioni, suddivise in SUP Wave e SUP Race, che vengono organizzate in diverse località.

Se però non siamo interessati alla competizione, ecco che il SUP ci spalanca ugualmente le porte. Si tratta di un’attività alla portata di tutti indipendentemente dal sesso e dall’età, che ognuno di noi può cominciare senza troppo sforzo: bastano una tavola, una pagaia e un po’ di equilibrio. Eh sì, perché la partita si gioca tutta sull’equilibrio: non dimentichiamo che l’acqua è instabile e anche se apparentemente, osservando i paddler dalla riva, sembra un facilissimo, non è poi così semplice riuscire a stare in piedi e governare la tavola sin da subito. Insomma, è un’attività che si può imparare, ma questo non significa che la difficoltà non ci sia.

Da un punto di vista muscolare, poi, quest’attività è molto completa: per rimanere in equilibrio vengono attivati i muscoli degli arti inferiori e gli addominali, mentre per procedere in avanti si mette in moto la catena cinetica del braccio, dal dorsale al bicipite.

Ci accorgiamo quindi che anche per una breve e tranquilla uscita lungo costa, in cui andiamo avanti lentamente e chiacchieriamo con il compagno, stiamo comunque facendo da un lato una più che valida seduta di allenamento aerobico, dall’altro lato stiamo contribuendo a sviluppare la nostra “propriocezione”, ovvero la capacità di percepire il proprio corpo e la contrazione dei muscoli senza  vedere in che posizione sono, indispensabile per controllare la coordinazione dei movimenti e l’equilibrio.

Dove e come praticare SUP?

Come detto, l’attività non richiede una particolare attrezzatura e ogni specchio d’acqua è buono per pagaiare un po’. Dal lungo costa nella località di mare dove andiamo sempre fino al lago (il Lago di Garda è famoso per ospitare un sempre crescente numero di appassionati), dai canali di Copenaghen fino alle coste australiane.

A seconda del luogo in cui ci si reca potrà cambiare il tipo di attività che si sceglie di fare:

  • Cruiser o Touring: consiste nella tranquilla progressione su acque calme;
  • Wave SUP: si intende la disciplina che più si avvicina al Surf;
  • SUP Race: è il nome per tutte le competizioni su distanze più o meno lunghe.

Al variare della disciplina, varia anche l’attrezzatura necessaria, in particolare il tipo di tavola più adatto, ma non è questo il momento di approfondire le diverse tipologie di tavola da SUP che il mercato offre; per questo, ci sarà tempo in un prossimo articolo!

Inizia a pagaiare anche tu!

Insomma, a questo punto, visto e considerato che la stagione estiva è ormai alle porte, non è l’ora di provare? Non è il momento di entrare nello splendido e affascinante universo del SUP? Non è l’occasione giusta per cominciare a fare parte del sempre più grande gruppo di appassionati?

Una volta che lo si è provato diventa impossibile smettere. Imparare è semplice, innamorarsene ancora di più.

Davide Carretta

Recent Posts

Leave a Comment